Quando arriva il caldo, si apre automaticamente la stagione dei “lavori all’aperto”; non che questi in inverno siano fermi, ma gli eventi atmosferici avversi tipo pioggia o forte vento in genere creano problematiche organizzative e logistiche che rallentano di molto i normali ritmi.
Per questo motivo, l’arrivo della bella stagione coincide spesso con una forte impennata nei settori quali: edilizia, agricoltura, termoidraulica, manutenzione del verde, decoro urbano, strade e molto altro…
Provate ora a fare uno “sforzo” (non molto grande infondo) ed immaginate di svolgere il vostro turno di lavoro all’esterno, in estate, magari direttamente sotto al sole, con temperature superiori senza dubbio ai 25°C, e magari anche con un buon tasso di umidità nell’aria.
Non avete avuto la sensazione, per un attimo, di non riuscire a reggere?
Ecco, pensate che la cosiddetta categoria di lavoratori ”OUTDOOR” probabilmente vive questa sensazione ogni giorno. E questo è il motivo in più per cui è necessario prevedere per loro una valutazione dei rischi più approfondita.
Oltre ad i rischi specifici, che interessano le singole attività di cui sopra, è necessario analizzare dettagliatamente i rischi aggiuntivi dovuti all’esposizione ai fattori ambientali ed alla difficoltà di condurre giornate di lavoro nel comfort cui si dovrebbe aspirare.
ATTENZIONE:
in questo articolo ci focalizzeremo sui rischi dovuti all’esposizione a fattori ambientali tipici della stagione estiva, ma ciò non esclude che per attività specifiche si debbano prevedere valutazioni e considerazioni dettagliate anche altrettanto per la stagione invernale!
Ragioniamo insieme sui due fattori centrali da prendere in considerazione:
1. MICROCLIMA:
esposizione a condizioni climatiche potenzialmente critiche; nel caso specifico l’attenzione è focalizzata sull’esposizione al calore.
Si consideri che il lavoro fisico produce calore in modo proporzionale alla sua intensità e se tale calore non viene disperso, la conseguenza è un rapido aumento della temperatura interna del corpo.
Inoltre, l’esposizione ad alte temperature rende più difficoltosa la normale e fisiologica TERMOREGOLAZIONE, per cui la dispersione è più difficile e lo diventa maggiormente se si aggiunge anche l’impiego di Dispositivi di protezione individuale inadeguati.
Se il lavoro svolto, poi, prevede impiego di macchinari, bisogna considerare anche l’incremento del calore prodotto dal loro funzionamento, ed il fatto che molto spesso devono essere mantenuti vicino al corpo.
N.B.: Hanno incidenza sul rischio anche i fattori personali (età > 65 anni, struttura corporea, eventuali patologie croniche preesistenti, assunzione di alcuni tipi di farmaci, scarso riposo notturno, etc.)
Definite queste condizioni generali, le conseguenze a breve termine sono abbastanza intuibili:
- colpo di sole: rossore e dolore cutaneo, edema, vescicole, febbre, cefalea, effetti di surriscaldamento e disidratazione;
- crampi di calore: spasmi dolorosi a gambe e addome, sudorazione;
- esaurimento da calore: abbondante sudorazione, astenia, cute pallida e fredda, polso debole, temperatura normale;
- colpo di calore: temperatura corporea > 40° C, pelle secca e calda, polso accelerato e respiro frequente, stato confusionale, deliri o convulsioni, possibile perdita di conoscenza.
Lo stress termico potrebbe essere, inoltre, anche la causa primaria di infortuni conseguenti dovuti a malori durante lo svolgimento dell’attività e dati da: incidenti di trasporto, scivolamenti e cadute, contatto con oggetti o attrezzature, ferite, lacerazioni …
Altrettando intuibile è il fatto che PREVEDERE E PREVENIRE questo fattore di rischio debba essere una priorità!
Il secondo fattore centrale da considerare è quello relativo alle
2.RADIAZIONI OTTICHE NATURALI:
esposizione a radiazioni UV superiore di 3 volte rispetto alla dose consueta per un lavoratore INDOOR (anche quando il cielo è nuvoloso)
La “radiazione solare” ad oggi è classificata con “sufficiente evidenza di cancerogenicità per l’uomo” dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), con possibili conseguenze sia a livello cutaneo che a livello oculare, con effetti a breve e lungo termine quali:
- eritemi, cheratosi;
- invecchiamento cutaneo
- malattie della pelle e melanomi
- congiuntiviti, retinopatie, cataratta, etc.
Si può effettuare una valutazione quantitativa dell’indice UV, basato sullo studio di fattori quali: stagione di esposizione, copertura nuvolosa, durata dell’esposizione, riflettanza del suolo, presenza di DPI di protezione degli occhi/ vestiario di protezione, presenza di zone di ombra nello svolgimento de lavoro; il risultato, da un minimo <1 ad un massimo > 5 è proporzionale all’intensità di esposizione, e permette di orientarsi sulle misure di prevenzione e protezione da applicare.
MA A questo punto, dopo averle tanto nominate, QUALI SONO LE MISURE DI SICUREZZA PIÙ INDICATE per fattori di rischio così consistenti?
La parte più difficile spesso è proprio questa!
Perché le migliori misure di prevenzione e protezione non possono prescindere la produttività dell’azienda ed il “comfort” del lavoratore; bisogna procedere, quindi, considerando molti fattori e cercando di indirizzare le aziende su misure quanto più possibili calzanti per la loro realtà.
Volendo indicare un BUON PUNTO DI PARTENZA si può iniziare da semplici ma fondamentali passaggi:
ADEGUATA FORMAZIONE ED INFORMAZIONE PREVENTIVA DEL PERSONALE SU: RISCHI DA CALORE, SINTOMI DI ALLARME, EFFETTI DEI FATTORI PREDISPONENTI E COMPORTAMENTI PREVENTIVI DA ADOTTARE PER RIEQUILIBRARE I LIQUIDI PERSI CON LA SUDORAZIONE
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PROGRAMMAZIONE DEI LAVORI NELLE FASCE ORARIE PIÙ FRESCHE (SE NECESSARIO, ANTICIPANDO L’INIZIO DELLA GIORNATA LAVORATIVA ED EVITANDO DI LAVORARE TRA LE 14 E LE 16), CON UNA BREVE PAUSA OGNI 2 ORE PER I LAVORATORI
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SE POSSIBILE INCREMENTARE IL NUMERO DEGLI OPERATORI IN MODO DA EVITARE IL LAVORO IN SOLITARIA ED INCREMENTARE LA TURNAZIONE
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GARANTIRE SEMPRE LA DISPONIBILITÀ DI ACQUA FRESCA.
NON DIMENTICANDO MAI, INFINE, CHE LE CORRETE ABITUDINI LAVORATIVE PARTONO ANCHE DAI SINGOLI LAVORATORI, QUINDI…
RICORDATE SEMPRE DI…
BERE REGOLARMENTE ACQUA (1 BICCHIERE OGNI 15/20 MINUTI) A PRESCINDERE DALLA SETE;
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NON LAVORARE A PELLE NUDA, MA INDOSSARE ABITI LEGGERI (POSSIBILMENTE DI COTONE!);
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FARE PAUSE ED INTERRUZIONI IN LUOGHI FRESCHI;
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INTERROMPERE IL LAVORO SE SI ACCUSA UN DISAGIO ELEVATO DA CALORE.
