La recentissima strage di Brandizzo, purtroppo, parla da sola.
Non ci sono molti dubbi sulle responsabilità e le dinamiche sbagliate che hanno portato alla tragedia che è ben nota a tutti noi.
Quello che, malgrado tutto, si può fare è soffermarsi su quelle dinamiche di sottovalutazione o ignoranza del pericolo, sull’atteggiamento approssimativo, sulla scarsissima percezione del rischio che ha guidato quelle azioni così consuete ma così nefaste.
Ogni giorno, non solo a Brandizzo ma in tante aziende grandi e piccole, accade esattamente la stessa cosa: i rischi vengono sottovalutati, ignorati a vantaggio della rapidità, dell’ottimizzazione di costi, di risorse, per guadagnare un po’ di tempo, per finire prima e tornare a casa dalla famiglia, dagli amici, per guadagnare un po’ di vita.
Rimane ancora difficile rimanere a fuoco che per guadagnare davvero un po’ di vita, non si possono fare deroghe alla sicurezza.
E vi sento già pensare forse: “Però non tutte le aziende corrono rischi così alti. Nella mia azienda anche se ogni tanto chiudiamo in occhio e ci sbrighiamo non succede niente!”
Fermi. Non è proprio così!
Lì dove ci sono pericoli, e vengono valutati dei rischi, lì dove è necessario rispettare precise ed attente procedure, o per cui è necessario avere lavoratori debitamente formati e specializzati, o ancora per cui la comunicazione verbale e scritta è conditio sine qua non per avviare una lavorazione; lì dove le misure di prevenzione e protezione studiate, parlano chiaro, ogni tassello deve andare al proprio posto, sia che in gioco ci sia la vita delle persone sia che l’ idea che avete dell’eventuale infortunio sia meno grave.
Siamo nel 2023, si parla di intelligenza artificiale e ancora non si riesce ad avere la sensibilità opportuna per evitare grandi e piccoli incidenti quotidiani;
e fate attenzione perché quando sentite parlare di “morti sul lavoro” con numeri stratosferici si parla solo di chi non è sopravvissuto, in quei numeri da capogiro non sono inclusi gli infortunati meno gravi (ma talvolta comunque invalidanti).
I dati reali, complessivi parlano di 245.857 infortuni DENUNCIATI da gennaio a maggio 2023 (fonte INAIL), in calo rispetto al 2022, ma si parla in ogni caso di più di 1.600 infortuni al giorno.
E attenzione, se già state pensando alla “sfortuna” vi fornisco subito un quadro più puntuale.
Statisticamente è stato studiato che nel verificarsi degli infortuni, la fortuna c’entra solo nel 2% dei casi.
Il 18% è da attribuire a problematiche relative a impianti/macchine/attrezzature
E il restante 80% è dovuto a errori nel comportamento umano.
Quindi, dopo quasi 30 anni dalla vecchia “L.626” che ha smosso un po’ di coscienze, non ci si può accontentare ancora di piccoli traguardi!
Bisogna continuare a lavorare sodo: dai piani altissimi, ai singoli lavoratori, passando per noi consulenti e docenti per diffondere una cultura della sicurezza che sia davvero incisiva, e che ognuno possa portare non solo sul lavoro ma anche a casa, parlandone con la famiglia e i figli e cominciando a costruire una generazione più consapevole e quindi più responsabile, da subito.
La strada è molto lunga ma non c’è tempo più da perdere,
in memoria di chi purtroppo ci ha fornito l’ esempio di cosa accade se si continua a pensare alla sicurezza come pura e semplice burocrazia aziendale.
