Era il Novembre del 2017 quando ho sentito per la prima volta parlare del Progetto Gustamundo, direttamente dalle parole del padre ideatore Pasquale Compagnone, al tempo mio cliente con il suo ristorante Messicano El Pueblo.
Appassionato di cucina etnica, ed intenzionato a creare un progetto di grande interesse sociale e culinario, Pasquale crea Gustamundo con una finalità chiara ed alta: l’integrazione economica e sociale di rifugiati politici e migranti (provenienti da diversi paesi nel mondo: Senegal, Mauritania, Mali, Costa d’Avorio, Guinea, ma anche Siria, Afghanistan, Iran, Iraq) attraverso… la cucina!
L’obiettivo è stato perseguito impiegando, nel suo ristorante et(n)ico, Chef e responsabili di sala (uomini e donne) che erano già cuochi o ristoratori nei loro paesi di provenienza, dando ampio spazio alle proprie tradizioni culinarie. Oltre ad offrire opportunità lavorative e di sviluppo professionale a persone che vivono in condizioni di fragilità e a rischio di emarginazione, Gustamundo oggi promuove la cucina e la cultura di ogni persona partecipante al progetto che, attraverso i proprio piatti, racconta la propria vita, il proprio paese, la propria storia.




Grazie alla realizzazione di questo progetto, la diversità di origine e cultura viene trasformata in una fonte di arricchimento sia per i ragazzi impiegati nel progetto, sia per i clienti che scoprono ogni giorno una storia nuova.
In 3 anni Gustamundo ha coinvolto circa 60 Chef (uomini e donne quasi in pari presenza) in attività di ristorazione, catering ed eventi, assicurando contestualmente una continua formazione professionale che ha permesso ai ragazzi di essere in grado, oggi, di organizzare le varie attività professionali in autonomia.
Ma cosa c’entro io in questo bellissimo scenario culinario, sociale e lavorativo?
A Marzo del 2018 ho avuto la fortunata occasione di essere coinvolta, tramite l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, nello studio intitolato “Valutazione dell’efficacia di un intervento formativo sulla sicurezza alimentare in una popolazione richiedente asilo”.
Lo studio, partendo da un incontro formativo in materia di Igiene degli Alimenti e Haccp con i ragazzi di Gustamundo, aveva lo scopo di indagare sull’efficacia di tale incontro nell’ottica di una formazione ampia, mirata da una parte alla crescita professionale e dall’altra ad una maggiore possibilità di integrazione sociale.
Il progetto, presentato come Abstract al 51° congresso SiTi a Riva del Garda, ha dato risultati molto soddisfacenti, evidenziando l’efficacia dell’ incontro formativo nel migliorare conoscenze, attitudini e comportamenti in merito alla sicurezza alimentare dei ragazzi che ne hanno preso parte.
Non posso negare che quell’incontro formativo (a cui poi ne sono seguiti altri) sia stato difficile, e molto impegnativo, perché mai prima mi era capitato di trovarmi in un’aula di studenti provenienti da tanti paesi diversi, con alcune difficoltà linguistiche, con situazioni personali fragili, con i propri timori e le proprie diffidenze, con tanti fogli da firmare, decine di slides da seguire; ma quello che mi è rimasto impresso nitidamente è stata la solidarietà reciproca, nell’aiutare chi aveva più difficoltà di comprensione ed il rigore, la serietà con cui ognuno di loro era presente in aula.
Ho capito in quelle ore, vedendoli così attenti e scrupolosi, che per loro quello non era solo un corso di formazione, ma un modo per potersi avvicinare ancora di più a quell’importante e desiderata integrazione sociale, fatta di lavoro, impegno, mestiere e dedizione: è questo, che fa ora e sempre la differenza!
Credo di aver conquistato in quelle ore una sensazione unica che ancora oggi mi porto dietro, quella di essere consapevole che questo lavoro può davvero fare la differenza ed essere di aiuto a chi cerca qualcosa di nettamente più importante del pezzo di carta.
E comunque quel giorno, ho imparato sicuramente più io da loro che viceversa!
